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In un mondo ridotto a macerie, dove il cibo e moneta e la sopravvivenza e l'unica legge, il calcio diventa qualcosa di inaspettato: l'ultimo rito di civilta rimasto. L'Ultimo Arbitro dell'Apocalisse di Dario Ferragamo-Szkutak e una raccolta di sette racconti ambientati in un futuro post-collasso, dove colonie di sopravvissuti si sfidano su campi di cemento screpolato non per gloria, ma per le tessere di razione che decidono chi mangia e chi no. Al centro di tutto c'e Teo, arbitro zoppo di una comunita chiamata Ferrovia Rossa, un uomo che conta i passi per non pensare a quanti gliene restano da vivere e che un giorno si ritrova con sei tessere di razione in mano e una scelta impossibile da fare. Ferragamo-Szkutak costruisce un universo distopico di rara coerenza, fatto di gradinate saldate male, maglie sbiadite e facce con gli zigomi che spingono contro la pelle dall'interno. Non e la fine del mondo spettacolare del cinema: e la fine del mondo quotidiana, silenziosa, che puzza di ruggine e acqua stagnante. In questo scenario, lo sport non e intrattenimento e il confine sottile tra ordine e violenza, tra comunita e guerra civile. Ogni racconto esplora un aspetto diverso di questa fragile umanita: il potere, la corruzione, la lealta, il sacrificio. La prosa e asciutta e precisa, con una tensione che cresce riga dopo riga senza mai cedere al melodramma. I personaggi sono imperfetti, moralmente grigi, dolorosamente reali. Un libro che parla di calcio ma racconta tutto il resto: cosa siamo disposti a fare per sopravvivere, e cosa perdiamo quando lo facciamo.