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Sulla morte di Benito Mussolini e di Claretta Petacci restano ancora solo nuvole nere. Che cosa accadde veramente tra Dongo e Bonzanigo nella giornata del 28 aprile 1945? Chi ha materialmente premuto il grilletto? Chi fu l'effettivo mandante? Questo libro fa il punto sulla vulgata ufficiale, evidenziandone le contraddizioni sia nelle argomentazioni sia negli stessi fatti. Gli unici elementi certi sono che insieme con Mussolini scompaiono l'ingente tesoro e i do-cumenti riservati che portava con se; e che chiunque abbia abbozzato un tentativo di intervento a salvaguardia o recupero dell'uno o degli altri ha pagato nel sangue. Su tutti il valoroso capitano Neri , ca-po di stato maggiore della brigata che arresto Mus-solini, e la Gianna , sua inseparabile compagna d'armi. Fu a lei che tocco di catalogare il cosiddetto oro di Dongo al seguito del convoglio fascista, che autorevoli fonti finora sottaciute attribuiscono alla proprieta degli ebrei, spogliati dalla polizia pri-ma della deportazione in Ger-mania. Un patrimonio che, nell'ipotesi suggestiva dell'autore, suffragata da una molteplicita di testimonianze convergenti in un'unica logica ricostruzione, potrebbe essere finito nelle casse dell'allora Pci; col tacito benestare dei servizi segreti inglesi, ma in cambio della documentazione sui contatti se-greti che il capo del fascismo intrattenne con Win-ston Churchill fino a poco prima della fine. Un'ipo-tesi che ha affascinato Massimo Caprara, segretario per vent'anni di Pal-miro To-gliat-ti, il quale nel saggio conclusivo La pista inglese vista da Botteghe Oscure consegna im-portanti rivelazioni.
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